
“Il “Gozzo d’Argento” 2009 del Comune di S. Margherita per il miglior libro di Economia viene assegnato all’opera di Gianfranco Viesti, “Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è”.
E’ un’opera di economia, ma di grande afflato politico. Ciò discende probabilmente anche dal molteplice intelligente impegno che l’Autore ha posto, nella sua vita accademica e professionale e nei suoi ruoli istituzionali, a servizio del Mezzogiorno d’Italia.
In passato l’attività della Cassa per il Mezzogiorno era seguita, nel bene e nel male, con grande attenzione dalla politica. I suoi progetti erano al centro dei programmi elettorali: le sue realizzazioni venivano richiamate nei bilanci di legislatura. I partiti, sul territorio, discutevano e si confrontavano sugli obbiettivi e sulle realizzazioni.
Questo non è mai avvenuto con le politiche di sviluppo degli ultimi dieci anni. Ambiguo è stato l’atteggiamento dei governi di centro sinistra nel 1998-2001: ne hanno sostenuto l’impianto, ma contraddicendolo hanno puntato molto sugli incentivi a singole imprese. Nella lunga legislatura di centrodestra le politiche sono state preservate, ma collocate in un ambito decisamente marginale, sottoposte - come documentato nel libro di Viesti - a drastici tagli.
In un clima di difficoltà generale il Sud è ormai percepito come una insopportabile palla al piede, una questione da rimuovere. Viesti passa in rassegna gli innumerevoli problemi del Sud ma non si lascia sopraffare dal pessimismo. Smentisce gli stereotipi e i “sentito dire” più diffusi del Sud parassita.
In certi momenti della lettura verrebbe da chiedersi, anzi, se l’amore per la sua terra non sostenga il suo pensiero anche oltre i dati fattuali.
La sua conclusione è che, per il Mezzogiorno, contrariamente a quanto molti ritengono, non c’è da cambiare strategia, non bisogna ripartire da zero. C’è da attuare più compiutamente quella strategia, con maggiore qualità, velocità, intensità. La strategia cui Viesti fa riferimento è soprattutto quella disegnata nel Quadro strategico nazionale 2007-2013, definito dal governo di centro destra e poi completato con gli strumenti attuativi del centrosinistra, il quale destina risorse più cospicue che in passato agli ambiti dell’istruzione, della città, della ricerca e produzione di energia rinnovabile, mentre resta l’impegno finanziario per le grandi infrastrutture di trasporto.
La ricetta che Viesti scrive a conclusione del suo libro è che “più che un problema di «che cosa fare» c’è ormai un problema di come farlo bene”. In verità è questa una ricetta intrinsecamente assai più complessa di quanto non possa apparire e che richiede un grande ottimismo della volontà. Quell’ottimismo della volontà di cui Viesti ha dato prova in questa opera, nella sua attività di ricerca complessiva e nei suoi impegni istituzionali e che occorre condividere per venir fuori dallo stereotipo del Mezzogiorno “mangiapane a tradimento” da abbandonare al suo destino … come se, per questa via, il destino dell’intero paese e di quasi ogni parte del paese non dovesse subirne, ineluttabilmente, un tragico deterioramento”.
Gianfranco Viesti (Bari, 1958), è un economista industriale e internazionale. Formatosi all'Università Bocconi, è attualmente professore ordinario di Economia applicata nella facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari, e Assessore al Mezzogiorno e al Diritto allo studio della Regione Puglia.
Dal maggio 2007 fa parte del Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. Dal 2006 al 2009 è stato presidente dell’Arti, l’Agenzia per la tecnologia e l’innovazione della Regione Puglia. Svolge un'intensa attività di ricerca su temi di economia applicata sia presso l'istituto di ricerche Cerpem di Bari, di cui è direttore scientifico, sia in collaborazione con altre istituzioni di ricerca nazionali ed internazionali.
Fa parte dei comitati scientifici dell'Osservatorio sulle piccole e medie imprese (Gruppo UniCredito), Legambiente, SRM, Fondazione RES.
Fa parte dei comitati di redazione delle riviste “Economia dei servizi”e “Italianieuropei”. È membro della Società italiana degli economisti, della Società italiana di economia e politica industriale, dell’Istituto Affari Internazionali, del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali, della Regional Studies Association.
Nel 1997-98 ha fatto parte del Consiglio degli esperti economici del presidente del Consiglio Romano Prodi.
Nel 1998-2000 è stato consigliere economico di Fabrizio Barca, capo del Dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione del ministero del Tesoro, bilancio e programmazione economica. Nel 1999 ha presieduto la Commissione per la redazione del Piano d’azione nazionale per l’occupazione. Dal maggio 2002 al giugno 2007 è stato consigliere reggente della sede della Banca d’Italia di Bari. Ha lavorato con l’Ocse e la Banca Mondiale alla definizione di politiche di sviluppo locale e regionale in diversi paesi esteri, specialmente in America Latina e in Asia.
E' autore di numerose pubblicazioni in volumi e su riviste. Dopo La grande svolta, Il Mezzogiorno nell’Italia degli anni novanta (Donzelli, 1997, con Giorgio Bodo), nel 2000 ha pubblicato Come nascono i distretti industriali (Laterza) e Mezzogiorno dei distretti (Meridiana Libri); nel 2003 Abolire il Mezzogiorno (Laterza) e successivamente Le politiche regionali dell’Unione Europea (Il Mulino, 2004, 2005 e 2007, con Francesco Prota); nel 2007 Le sfide del cambiamento (Meridiana Libri) e nel 2009 Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è” (Laterza).
“Il premio Gozzo d’Argento 2009 per il miglior articolo economico è assegnato ai professori Pietro Alessandrini e Michele Fratianni per l’articolo “Una moneta mondiale – Se va bene a Pechino, va bene a tutti” apparso sul Sole-24Ore del 26 marzo scorso.
Il contributo, assai rigoroso e articolato, prende le mosse da una nota del governatore della Banca Centrale Cinese, la quale propone la sostituzione - come valuta di riferimento - di una moneta sovranazionale al dollaro. Gli autori ritengono che la proposta debba essere presa in seria considerazione alla luce delle criticità esistenti attualmente nell’ordine monetario mondiale. Essi fanno particolare riferimento ad un loro recente contributo apparso su “Open Economic Review” nel quale avevano a loro volta proposto un accordo Banca Centrale Europea - Federal Reserve - Banca Centrale Cinese per realizzare una moneta-paniere sovranazionale, peraltro non sostituiva ma complementare rispetto alle monete nazionali.
La situazione monetaria mondiale si trova in questo momento su una sorta di filo del rasoio. Il sistema è stato inondato di dollari per contenere gli effetti recessivi della crisi globale. Non appena l’economia darà segni certi di ripresa si apre il rischio di iperinflazione a meno che la Fed non riassorba tale liquidità attraverso l’emissione di oltre 2000 miliardi di dollari di titoli. L’assorbimento di tali titoli non è al momento garantito e ciò pone a rischio lo stesso dollar-standard. Né vi è una moneta leader alternativa: non l’Euro -data l’assenza di una unità politica- né lo yen giapponese, né lo yuan cinese. Il ripristino sotto altra forma del sistema dei diritti speciali di prelievo - proposto dal governatore della banca centrale cinese- presenta esso stesso macchinosità rilevanti.
La proposta di Alessandrini e Fratianni è più semplice ed operativa: Federal Reserve, Banca Centrale Europea e Banca Centrale Cinese conferiscono, ad un sistema di compensazione, propri titoli di Stato a breve in cambio di depositi in nuova valuta soprannazionale che offre il vantaggio di una moneta-paniere. Il rischio di cambio (che ad esempio in questo momento la Cina corre in misura abnorme sulla propria riserva in dollari) viene così ridotto dalla diversificazione valutaria presente nella moneta-paniere. Gli autori mostrano come in questo contesto diventerebbe tra l’altro più praticabile l’impegno degli Stati Uniti al contenimento del proprio deficit esterno e l’impegno della Cina a trainare il rilancio della domanda mondiale. Riteniamo che la proposta di Alessandrini e Fratianni potrebbe in questo modo porre le basi per un contenimento di quei global imbalances che hanno dato luogo alla crisi finanziaria globale e che potrebbero avere ulteriori effetti ancora più drammatici se non dovessero ridursi in tempi estremamente rapidi”.

Pietro Alessandrini è professore ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia “Giorgio Fuà” della Università Politecnica delle Marche, dove insegna Economia monetaria e Politica Monetaria europea. Ha ricevuto le borse di studio Stringher ed Einaudi della Banca d’Italia e Marco Fanno del Mediocredito Centrale. Ha lavorato presso il Servizio Studi della Banca d’Italia (1970-74). Ha compiuto periodi di studio e ricerca presso Università di Oxford, Trinity College di Dublino, Università di Cambridge e Banca Mondiale a Washington. Ha ricoperto le cariche di Direttore del Dipartimento di Economia (1985-88), Preside della Facoltà di Economia (1988-91), Segretario generale (1992-98) e, successivamente, Vice-Presidente della Società Italiana degli Economisti (1999-02), Direttore responsabile (1996-98) e condirettore (1999-02) della Rivista Italiana degli Economisti. E’ stato coordinatore nazionale di due progetti di ricerca interuniversitari, cofinanziati dal Ministero dell’Università. E’ attualmente: membro-fondatore del MoFiR (Money and Finance Research group); condirettore della rivista Economia Marche e membro del comitato scientifico di tre altre riviste scientifiche; componente del Comitato Tecnico Scientifico per la Programmazione della Regione Marche; membro del Comitato dei Probiviri della Società Italiana degli Economisti; membro del Comitato Scientifico del Progetto Toscana 2030 della Regione Toscana; Consigliere di amministrazione dell’Università Politecnica delle Marche; Consigliere di amministrazione della banca Carifano del Gruppo Credito Valtellinese. E’ autore di 11 libri e di circa 100 articoli in riviste scientifiche nazionali e internazionali, su temi riguardanti il sistema finanziario italiano, i rapporti banca-impresa, il sistema monetario internazionale, i distretti industriali, l’evoluzione demografica, la programmazione regionale.

Michele Fratianni è Professore emerito presso la Kelley School of Business dell'Indiana University, Bloomington, Indiana (USA), Professore di finanza internazionale presso la Università Politecnica delle Marche in Ancona e membro-fondatore del Money and Finance Research Group (MoFiR). Ha inoltre insegnato presso l' Università Cattolica di Lovanio, l'Università Cattolica di Milano, l'Università La Sapienza di Roma, Marquette University e la Libera Università di Berlino. È stato consigliere economico alla Commissione europea a Bruxelles (1976 1979), Senior Staff Economist presso il Council of Economic Advisers del Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan (1981 1982), dei governi delle tre repubbliche baltiche, della repubblica del Vietnam, nonchè consulente della Banca d'Italia, Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, Ministero del Bilancio, Ministero del Tesoro, Ministero dell'Industria, Confindustria e molti enti privati italiani ed esteri. Ha ricevuto varie onorificenze e premi scientifici, fra cui quello di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana (1982), medaglia d'oro del Centro Pio Manzu´ (1982), premio Scanno in economia (1991) e premio St. Vincent in economia (1992). Fratianni ha creato e diretto per quindici anni la rivista Open Economies Review ed è nel comitato scientifico di nove riviste internazionali. E’ autore di 28 libri e oltre 100 articoli in riviste scientifiche su temi di macroeconomia, moneta, banca, finanza e storia monetaria.

“Il premio è assegnato a Giovanni Farese per il suo articolo “Credito e politica industriale. L’IMI tra l’autarchia e la guerra” nella quale mostra profondità di analisi e fa emergere aspetti di grande attualità. Farese esamina i comportamenti di un’istituzione creditizia nata dopo la Grande Crisi 1929-33 che ha consentito all’Italia di uscire dalle difficoltà finanziarie sostenendo l’attività di investimento privata e quella pubblica, in stretto collegamento con l’IRI, l’istituzione “consorella”, create entrambe in attuazione di un disegno di sviluppo che ha permesso al Paese di gettare le basi per la trasformazione della sua economia da agricola a industriale.”
Giovanni Farese (Napoli, 1981) insegna Storia e teoria dello sviluppo presso la LUISS “Guido Carli” e Storia del pensiero economico presso l’Università Europea di Roma, nonché nel seminario di History of Economic Thought della John Cabot University. È Editorial Assistant di “The Journal of European Economic History” e di “Economia italiana/Review of Economic Conditions in Italy”, le tre riviste scientifiche a cadenza quadrimestrale edite da UniCredit e diffuse in 88 paesi distribuiti in tutti i continenti. Dopo la maturità classica (1999) e la laurea (2003), si è specializzato nell’ambito della seconda generazione della scuola napoletana di storia economica avviata da Luigi De Rosa e ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia economica presso la LUISS (2007). Borsista dell’Associazione “Guido Carli” (2008), ha partecipato alle ricerche che hanno condotto all’edizione dell’opera omnia di Guido Carli per i tipi di Bollati Boringhieri. Si occupa del pensiero economico maturato nell’ambito dell’illuminismo napoletano e di storia della banca e della finanza, con particolare attenzione per la ricerca d’archivio. Ha pubblicato una monografia sulla teoria della moneta di Ferdinando Galiani per i tipi della Luiss University Press (2008) e una sull’IMI e il finanziamento a medio e lungo termine dell’industria negli anni Trenta per i tipi della Editoriale Scientifica (2009). È Aspen Junior Fellow dell’Aspen Institute Italia.